Una storia di musica, afasia e rinascita.
Sono nata nel 1965, prima di tre figli, da genitori insegnanti.
Mia madre è sempre stata appassionata di musica classica, soprattutto la lirica. È una passione che ha trasmesso a me e ai miei fratelli.
Per questo, nel 1988, mi sono diplomata in canto lirico al Conservatorio di Sassari, la mia città.
Poi ho continuato a studiare canto lirico e ho partecipato a svariate produzioni.
Ho provato a costruire una carriera come cantante lirica e anche come imprenditrice.
Poi mi sono sposata con Mauro e sono nati i nostri due splendidi figli.
Mio marito era molto impegnato con il lavoro: aveva una ditta di famiglia con quindici operai ed era presidente regionale della Confartigianato. Ogni settimana doveva recarsi a Cagliari per i suoi impegni.
Io, nel frattempo, ero sempre molto indaffarata: lavoravo come impiegata, mi occupavo completamente dei bambini (scuola, consiglio scolastico, attività extrascolastiche) e della gestione della casa, anche se ho sempre avuto una persona che mi dava una mano.
L’ictus è arrivato il 31 marzo 2006.
Da qualche tempo soffrivo di una terribile emicrania. Il medico mi aveva prescritto delle pastiglie, ma il dolore non passava. Dopo una settimana di emicrania fortissima sono tornata dal medico, in lacrime per il dolore, accompagnata da mio marito.
Il dottore ci disse che stavo avendo un ictus e ci mandò subito al Pronto Soccorso.
Avevo iniziato a non riuscire più a parlare.
Ero bloccata in posizione orizzontale.
Sono stati giorni lunghissimi. Passavo le ore con un mal di testa feroce, anche di notte.
Il tempo non passava mai.
Per fortuna sono stata salvata dalla mia ingombrantissima, meravigliosa famiglia, che si organizzava a turni per tenermi costantemente compagnia. Devo ringraziare le mie cognate che mi aiutavano in tutto, dalla cura personale al gestire i miei due figli.
Oltre al blocco motorio della parte destra del corpo, l’ictus mi aveva provocato l’afasia, un disturbo del linguaggio che mi impediva di dire quasi qualsiasi parola.
Per questo mia madre mi iscrisse subito all’Associazione Italiana Afasici (A.IT.A.) della Sardegna, di cui faccio parte ancora oggi.
Naturalmente mio marito veniva ogni giorno per darmi da mangiare e starmi vicino. Non posso immaginare come si sia sentito quando i medici gli dissero che sarei rimasta su una sedia a rotelle e che, al massimo, avrei potuto pronunciare poche parole.
Ma i miei figli avevano 9 e 11 anni ed erano troppo piccoli per crescere senza una madre.
Così mi sono data un obiettivo: rialzarmi e riprendere in mano la mia vita.
Io e la mia famiglia ci siamo dati da fare, ci ho dato dentro e ho iniziato un lungo percorso di fisioterapia e logopedia.
Grazie alla mia forza e a quella della mia famiglia, non ho mai avuto bisogno di supporto psichiatrico, perché avevo sempre il sorriso, ero su di giri e cercavo di rimanere positiva. Anche se ci sono voluti anni e anni di riabilitazione.
Ogni piccolo traguardo raggiunto era una festa, per me e per i miei cari, perché ogni passo avanti mi avvicinava al mio obiettivo.
Ad oggi ho ripreso in mano la mia vita, per quanto sia possibile dopo un ictus.
Cammino (ora con l’aiuto di un bastone, a causa di un altro problema che ha colpito il centro dell’ equilibrio), guido, parlo, faccio la spesa e lunghe passeggiate con il mio cane.
Tutto questo grazie a moltissimi e lunghissimi anni di terapia, che continuo ancora oggi.
Un aiuto fondamentale è stato il canto.
Nel 2009 sono entrata a far parte del coro delle scuole medie dei miei figli. Nello stesso periodo la dottoressa Paoletta Lai, logopedista, mi propose un progetto: insegnare canto alle persone afasiche davanti a una classe di logopedisti.
Accettai, ma con molti dubbi: come potevo insegnare, se io stessa avevo difficoltà a esprimermi?
E invece mi ritrovai proprio nel mio elemento: insegnavo, educavo alla respirazione, lavoravo sull’armonia. Le lezioni ebbero grande successo.
La dottoressa Lai mi chiese allora di partecipare più attivamente alla vita dell’Associazione Italiana Afasici e di contribuire alla creazione di un coro.
Nacque così il Coro dell’Associazione Italiana Afasici della Sardegna, un laboratorio corale presentato anche al 3° Congresso della Federazione a Ispra, nel 2010. Con il coro abbiamo eseguito brani come “Deus ti salvet, Maria” e “Non potho reposare”, ricevendo un notevole successo. Negli anni abbiamo portato in scena moltissime produzioni. Attualmente il coro non esiste più, perché l’associazione non ha una sede stabile e organizzare laboratori è molto difficile. Ma speriamo di poterlo riproporre presto!
Nel frattempo tengo lezioni di canto online grazie ad ALICE Toscana e all’ Associazione Afasici Toscana, che mi ha coinvolta in questo progetto riconoscendo il grande valore del canto nella logopedia per il trattamento dell’afasia.
Dal 2019 seguo anche un corso di giornalismo online, sempre con l’Associazione Afasici Toscana, con cui collaboro costantemente. Scrivendo e leggendo i testi, ho capito quanto sia importante spiegare alle persone comuni cosa significa vivere con l’afasia.
Il mio percorso mi ha portata anche a essere eletta nel Consiglio Direttivo della Federazione A.IT.A.. È un impegno molto faticoso, ma sono felice di poter dare una mano.
Se devo essere sincera, avrei evitato l’ischemia. Avrei evitato il dolore del primo periodo, le cadute, i pianti (che sono stati tantissimi).
Ma visto che è andata così, ho cercato di prendere il meglio da ciò che mi è accaduto. Ho cercato di mettere a frutto ciò che so fare per aiutare me stessa e le altre persone che vivono la mia stessa condizione.
Grazie ad A.IT.A. ho imparato a stare con gli altri e ad amarmi, nonostante tutto.
Adriana Andria
Questa storia è condivisa con il consenso dell’autrice ed è parte del progetto di sensibilizzazione dell’Associazione Italiana Afasici – AITA Sardegna.

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